Quali sono le sue aspettative per il futuro di questa arte marziale?

Oggi ho all’incirca una ventina di ragazzi di cui mi fido e che spero portino avanti il lavoro che ho cominciato qui in Italia, quaranta anni fa. Purtroppo alcuni hanno lasciato il corso dopo tanti anni e non si sono più fatti vedere. Questo avviene perché molti credono che dopo cinque o sei anni di pratica, una volta ottenuta la cintura nera, il percorso sia completato. Per me questo è quasi un insulto, perché è molto importante, soprattutto per le cinture di alto livello, capire che questa è una via che una volta intrapresa non deve essere abbandonata e deve diventare uno stile di vita

A chi sono rivolti gli stage che organizza, e in cosa consistono?

Gli stage che organizzo sono rivolti a tutti i praticanti di arti marziali e soprattutto a quelli di Kung Fu di Okinawa. Questi incontri consistono in una esposizione di nuove tecniche di autodifesa, ma soprattutto in un allenamento collettivo, durante il quale tutti i partecipanti devono interagire ed essere uniti come una famiglia!

Può citare alcuni suoi allievi che oggi sono diventati dei maestri famosi?

Allora, Pietro Valenti è stato uno dei miei primi allievi. Oggi è cintura nera 7° dan di questa arte marziale e 6° di Kendo, a seguire troviamo Ettore Falzone 7° dan, Marcello Orecchia 6° dan, Vincenzo Carlini 5° dan, Antonio Canzoneri 5° dan, Stefano Viscillo 5° dan, Alberto Zachi 4° dan, Paolo Santilli 3° dan, solo per citarne alcuni. Poi ci sono i maestri che, dopo essere stati miei allievi, hanno fondato o praticato stili differenti come ad esempio Massimo e Paolo Liberati, pionieri della Kick boxing insieme a Mario Carella (4° dan di Kung Fu di Okinawa) e Massimo Fiore, fondatore dello Street fighting sistem, e molti altri

Qual è il modello di educazione che lei utilizza sul dojo?

La prima regola è la disciplina. Questa è una caratteristica del mio metodo di insegnamento che mi è stata tramandata da Thomas. Deve esserci rispetto reciproco tra maestro e praticante, ma deve essere quest’ultimo a dimostrarlo per primo. Per me gli allievi sono come dei figli, eppure sempre più spesso molti di loro abbandonano il corso probabilmente per la rigidità del mio insegnamento

In quale città nasce questa arte marziale e chi fu il fondatore?

Il Kung Fu di Okinawa fu fondato nella città di Naha dal Maestro Ky Tomotashi nel 1922

Il Kung Fu di Okinawa è stato influenzato più dal taoismo o dallo zen?

Sicuramente il Maestro Thomas praticava il mental training tramite lo zen, ma non in senso religioso, piuttosto come metodo di focalizzazione. È preferibile che all’inizio non venga praticato lo zen come meditazione, perchè non viene compreso il suo senso. Invece, dopo dieci o quindici anni, siamo abbastanza forti mentalmente da poter raggiungere la concentrazione necessaria per meditare proficuamente

Il Kung Fu di Okinawa, è influenzato più dal Kung Fu cinese o al Karate giapponese?

Da entrambi in egual misura, ricordiamo che sono solo dei nomi per indicare l’arte marziale. Il nostro stile deriva dal Kenpo cinese praticato a Naha e, come veniva chiamato allora, dal Karate- Kung Fu di Okinawa o Okinawa-Te. Cinquanta anni fa, quando si parlava di Kung Fu e di Karate, si faceva riferimento alla medesima arte marziale. Mi sono diplomato alla Judan Kung Fu Karate Institute, dunquepratico il Kung Fu Karate. Quando, però, dovetti aprire una palestra in Italia, pensai che questo nome non fosse appropriato, allora chiamai lo stile Kung Fu di Okinawa (Okinawan Kung Fu Academy)

Il Karate di Okinawa non prevede capriole, calci volanti, cadute e mosse di jujitsu, che, invece, sono presenti nel Kung Fu di Okinawa. Queste tecniche derivano dal Kenpo cinese, stile velocissimo, dai movimenti sciolti, che insegna leve e bloccaggi. È molto importante godere dell’influenza di questi due stili opposti. Rappresentiamo un’arte marziale rustica ma efficace, che prevede molto contatto e niente protezioni

Ci può raccontare qualcosa in più riguardo il fondatore dello stile, Ky Tomotashi?

Ricordo che era venerato come un dio. Si sedeva e ci osservava durante gli allenamenti. All’epoca aveva 75 anni circa. Era un uomo molto schivo, ma carismatico. Ogni tanto lo vedevo eseguire le tecniche, sempre con un’aria di superiorità

Cosa le ha insegnato questa arte marziale in tutti questi anni?

Ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita ed il praticarla mi ha sostenuto nelle situazioni difficili. L’arte marziale mi ha insegnato la disciplina e mi ha reso forte mentalmente. Il prossimo mese compio 67 anni, ma mi sembra di averne 40 dal punto di vista energetico e, per quanto riguarda l’esperienza, me ne sento 200! Questa è l’arte marziale! Da quando ho cominciato a praticare, sono cambiato spiritualmente ed ho iniziato ad osservare la vita da un’altra prospettiva. Tutti i grandi maestri del passato possono essere definiti tali proprio per il loro spirito: bastava solo il loro sguardo per fare in modo che l’avversario desistesse e rifiutasse lo scontro. La maggior parte di loro erano piccoli di statura ma con un grande forza interiore. Per arrivare a questi livelli bisogna, però, cominciare a praticare le arti marziali da giovani e continuare per tutta la vita

Come era impostato il metodo di insegnamento della Judan Kung Fu-Karate Academy?

Era rigidissimo e molto impegnativo sia a livello mentale che fisico. Thomas mostrava gli esercizi e gli allievi li eseguivano. Inoltre, allenava personalmente e duramente solo le cinture marroni e nere. Voleva prepararci a combattere contro ogni difficoltà ed in ogni situazione

Cosa può dirci riguardo al Kung Fu di Okinawa e il suo rapporto con lo sport?

Molti miei allievi sono diventati campioni di kick boxing e full contact perché il Kung Fu di Okinawa garantisce un’impostazione molto simile a quella necessaria per praticare queste due discipline. Comunque i combattimenti sportivi comportano delle regole che limitano il praticante di arti marziali, rendendolo privo di un metodo personale. Bisogna colpire con determinate tecniche, ad una certa velocità, in tempi ben definiti. Credo anche che il vincere gare ed ottenere riconoscimenti sia superfluo per la formazione di un artista marziale

Cosa differenzia il suo attuale tipo di insegnamento da quello praticato da Thomas?

Con il tempo sicuramente tutti cambiamo, mentalmente, fisicamente e spiritualmente e questo avviene soprattutto per un artista marziale. Dopo diversi anni mi sono reso conto che il mio modo di insegnare quest’arte e di praticarla era mutato ed assomigliava solo per il 40% al metodo usato da Thomas. Per questo dico, per esperienza, che uno stile definito non esiste, ma si evolve insieme al praticante

Qual è l’importanza che riveste il fatto che l’arte marziale resti fedele alla tradizione e non si faccia influenzare dalle degenerazioni dello sport?

Innanzitutto è importante per la persona, per il suo lato interiore. L’arte marziale ti rimane dentro insieme ai suoi insegnamenti. Il praticante di arti marziali sa chi è veramente, e non ha nulla da dimostrare a nessuno. Dunque, preservare la propria arte è il miglior modo per crescere

Cosa migliora il Kung Fu di Okinawa a livello educativo nella persona?

Migliora tutto! Ogni volta che vai in palestra e ti alleni sei una persona migliore, perché hai compiuto un sacrificio per rimanere fedele ai tuoi propositi e raggiungere alcuni obiettivi. Questo è appagante per il maestro!

Possono essere ritenuti il corpo, la mente e lo spirito le dimensioni fondamentali dell’educazione fornita da un’arte marziale?

Certo, questi tre aspetti migliorano grazie al rispetto che si ha verso se stessi e l’arte marziale. Per esempio è importante, soprattutto per un ragazzo giovane, portare sempre il kimono e la cintura, essere rispettoso nei confronti del dojo, delle cinture superiori e del maestro.

La disciplina e la serietà sono importantissimi. Oggi i giovani sono molto attratti, ad esempio, dalla violenza, ma se venissero in palestra ad allenarsi, dopo 10-15 anni diventerebbero persone per bene e certe idee non li sfiorerebbero.

Ci sono tanti ragazzi che praticano arti marziali e non rispettano le regole comportamentali richieste, allora io mi arrabbio, perché prendono in giro se stessi e me. Solo con il tempo, con il rispetto e l’umiltà si raggiunge l’educazione. A quel punto migliorano anche le proprie prospettive e l’atteggiamento verso la vita diventa più positivo e così anche l’arte marziale progredisce.

Allenamento e combattimento insegnano che non c’è niente di irraggiungibile. Può succedere che a volte sembrino non esserci miglioramenti nonostante l’allenamento costante, ma questo è un normale processo.

Molti, in questi casi, lasciano l’arte marziale. Io ritengo sia sbagliato: in queste situazioni bisogna impegnarsi 10 volte di più e superare l’atteggiamento mentale di demoralizzazione, che, purtroppo, insorge nel 90% dei ragazzi. Mi ricordo che, ogni volta che finivo di girare un film o una pubblicità, la prima cosa che facevo era cercare una palestra per allenarmi. Anche dopo 10-15 ore di lavoro, la sera facevo un’ora di allenamento e questo mi “salvava”. Dopo ero più forte di prima! Sono cinquanta anni che mangio e bevo l’arte marziale e grazie ad essa oggi sono ancora pieno di energia.

Per quanto riguarda il combattimento, invece, si è da soli, non è un gioco. Anche in questo caso conta tanto il fattore mentale. Bisogna pensare che si può essere di fronte a chi vuole fare del male a noi o a qualcuno a noi caro ed essere pieni di energia e affrontare la situazione.

Ma il nostro stile non è fatto per uccidere o aggredire, chi lo pratica deve sempre tenere a mente che deve dosare le proprie forze in base a colui che si trova di fronte. Io non faccio mai la prima mossa, ma se qualcuno mi vuole attaccare, mi devo difendere!

Qual è l’importanza del ruolo educativo del maestro nel Kung Fu di Okinawa?

isogna essere come un capofamiglia, avere la situazione sotto controllo ed esigere il rispetto, non solo nei propri confronti, ma verso tutti i partecipanti del corso. Il ruolo del maestro è importantissimo, egli offre la sua tecnica e la sua energia. Anche l’importanza di riconoscere i propri errori durante l’insegnamento fa parte del percorso del maestro, che è un processo di crescita

Cosa rappresentano i tre simboli del Kung Fu di Okinawa?

Lo scudo con le spade incrociate rappresenta la cultura del Kung Fu con tutti i suoi stili, il simbolo circolare con fondo rosso, scandito da tre segni neri falciformi riuniti al centro, rappresenta il Karate di Okinawa, lo Yin e Yang rappresenta il giusto equilibrio tra morbidezza e durezza

Dall’intervista possiamo dedurre molte osservazioni importanti. La prima è senz’altro l’importanza dello spirito con cui il maestro John ha intrapreso quest’arte marziale, uno spirito rivolto più verso l’autodifesa e il combattimento.

Difatti ai quei tempi gli unici elementi che potevano essere ritenuti pedagogici li forniva la filosofia orientale, per chi la seguiva, e l’obbligo di difendere i più deboli che veniva assiduamente insegnato dai maestri di allora. Quindi possiamo affermare senza ombra di dubbio che la radice di quest’arte marziale com’è arrivata in Italia, come la maggior parte delle arti marziali giapponesi insegnate in occidente, ha avuto una valenza più aggressiva che educativa.

Un altro punto importante riguarda il successo con cui quest’arte ha preso piede, un successo basato soltanto sulla potenza con cui poteva essere messo k.o. un avversario, il quale diventava il centro dell’insegnamento di tutto il corso. Sembra essere proprio questa la causa della nascita dell’egocentrismo dell’artista marziale, il quale si focalizza solo sulla propria forza in combattimento dimenticando il rispetto nei confronti dell’essere umano.

Caratteristica dell’arte in questione nei primi anni in Italia è lo stile di insegnamento autoritario. Si impone la disciplina e il rispetto nei confronti del maestro e delle cinture superiori. Uno stile di insegnamento in cui solo i più forti potevano continuare (difatti moltissimi allievi lasciavano il corso per la durezza psicofisica a cui erano sottoposti).
Altro punto importante è l’argomento stage. L’idea è nata senza dubbio a scopo di rendere il Kung Fu di Okinawa una famiglia. Dato che molti praticanti che sono in seguito divenuti maestri hanno avuto l’idea di aprirsi i più disparati corsi che insegnavano di tutto (ma non volevano stranamente definirsi Kung Fu di Okinawa), è stato senz’altro di enorme aiuto l’organizzazione di stage periodici per riunire i vari maestri e potersi in questo modo conoscere ed imparare osservando gli altri maestri e gli altri corsi.

Ancora più importante ed educativo risulta essere la partecipazione da parte di chiunque voglia, anche praticanti di altri stili di arti marziali, agli stage. Per cui si delinea senz’altro nello stage un elemento educativo di quest’arte molto importante.

In sintesi quest’arte marziale nasce in Giappone ma quando viene importato in occidente comincia a perdere tutta l’aura filosofica orientale che c’è intorno, privilegiando l’aspetto fisico, più che quello mentale e spirituale. Lo stile arriverà in Italia con un successo sproporzionato grazie anche ai film di Bruce Lee. In Italia viene mantenuto uno stile di insegnamento autoritario ma il solo fatto che il corso diventa pubblico apporta delle importanti modificazioni educative.

Molti allievi lasciano il corso perché non riescono a portare avanti gli allenamenti troppo duri, e di conseguenza l’arte marziale comincia ad adeguarsi sempre di più alle esigenze dei praticanti.

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